Scarp Febbraio
Dopo i cinquanta come si riparte?

Rimanere senza lavoro in età adulta: un dramma per mezzo milione, oggi in Italia. Molti faticano a uscirne. Anche sul piano psicologico. Troppo giovani per la pensione. Troppo qualificati, quindi costosi, per essere competitivi. Ed esperti di lavori che non esistono più…

di Stefania Culurgioni

Avere 55 anni, e improvvisamente perdere il lavoro. Trovarsi a casa, dopo trent’anni di professione, a mandare curricula e cercare di piazzarsi di nuovo. Sentirsi esclusi dalla società, espulsi, vecchi. Troppo giovani per andare in pensione, troppo avanti con l’età per competere con un trentenne. Provare vergogna per non avere un’occupazione, per doversi piegare ad accettare mansioni sottopagate e meno prestigiose. Chi sono gli uomini e le donne “maturi” che stanno vivendo in Italia questa situazione? Quanti sono? E come reagiscono? Il fenomeno è sempre più attuale: con la crisi economica e la chiusura di molte realtà produttive o del terzo settore, sono aumentati anche i professionisti o i lavoratori non specializzati lasciati a casa. Massimo Cirri, conduttore radiofonico della trasmissione Caterpillar e psicologo, 49 anni, ha appena scritto un libro raccogliendo le storie di quelli che, in Italia, improvvisamente restano disoccupati. Segno che il tema è vivo e sta cominciando a diventare molto serio. Stando all’ultimo censimento realizzato dall’Istat, la popolazione in età tra i 50 e i 74 anni si attesta sui 16,9 milioni di persone, ovvero il 28,3% del totale della popolazione italiana, e tra loro gli over 50 che sono rimasti disoccupati sono circa 500 mila (a fronte di una disoccupazione totale di 2 milioni 744mila persone). Numeri in crescita, dato che nel 2011 i disoccupati “anziani” erano circa 350 mila. Solo che nel 2013 si prevede che la popolazione sopra i 50 anni supererà il 35%. Tra loro, viene naturale chiedersi, quanti saranno i “disoccupati di mezza età”? E che futuro avranno, considerando che non potranno ancora contare sulla pensione? Difficile trovare un nuovo lavoro Emilio Reyneri è professore di sociologia del lavoro all’Università Bicocca di Milano e ha appena scritto un libro con Federica Pintaldi, ricercatrice Istat, edito da Il Mulino e intitolato Dieci domande sul mercato del lavoro in crisi: «Anzittutto una premessa – avverte –: si considerano lavoratori anziani gli over 55 fino a 64 anni. E bisogna dire che la percentuale di persone occupate, in questa fascia, è molto aumentata in questi anni, non solo per l’effetto costrittivo delle riforme pensionistiche, ma anche perché vi stanno entrando persone più istruite, e le persone più istruite lavorano più a lungo. Detto questo, il fenomeno di chi ha quell’età e il lavoro l’ha perso si sta facendo rilevante. In Italia riguarda ancora, statisticamente, una minoranza, circa il 5% del totale delle persone presenti nella fascia d’età considerata. Ma chi si ritrova in quella nicchia è in una condizione difficile, perché il lavoro rischia di non trovarlo più». Lo stato di disoccupazione, insomma, per chi ci casca dopo i 50 anni è molto più lungo, e per diversi motivi: «Da un lato, un 50enne disoccupato è esperto di una professione che non esiste più – continua Reyneri –: pensiamo alle professioni impiegatizie, di catalogazione, di segretariato, oggi sostituite dall’informatica, dalle mail, dai tablet. D’altro canto, avendo in Italia un sistema retributivo che premia l’esperienza, si troverebbe a competere con un trentenne che accetta di prendere molti meno soldi di lui. Solo che il trentenne magari è da solo, lui invece ha figli, mutuo e genitori a carico».

Tanti i professionisti “a spasso”
Fabio Latino è responsabile della raccolta fondi della Fondazione Sacra Famiglia onlus, ente sociosanitario con sede in provincia di Milano, che accoglie anziani e disabili gravi. Di recente l’ente si è trovato nella necessità di cercare un grafico: «Dopo quattro giorni avevamo 400 curricula – racconta –: un dato impressionante, soprattutto perché analizzando questi cv ci siamo resi conto che buona parte di questi candidati erano non solo persone di una certa età, ma anche con una discreta esperienza alle spalle, che si trovavano senza lavoro. Professionisti di ottimo livello, sui 50 anni d’età, con storie professionali molto interessanti alle spalle, ma interrotte bruscamente a causa della crisi. Il reinserimento per loro è difficile: la concorrenza è altissima, ci sono tantissime persone in cerca di lavoro e molti con grande esperienza. E d’altro canto ci sono giovani disposti a essere pagati anche molto meno». Mara Torriani ha 33 anni e lavora nel settore delle risorse umane di una società lombarda che apre in Italia centri odontoiatrici. «Di recente – racconta – ho pubblicato l’annuncio per un lavoro come receptionist a Milano. In due ore sono arrivati circa 600 curriculum, in tre giorni oltre tremila. Moltissimi di persone over 50. Per legge non possono essere messi limiti, ma certo l’età pesa sulla scelta. Quelli ritenuti buoni da una prima scrematura erano forse solo 50».

Dove ricollocarsi?
In questo quadro nero, una piccola luce accende forse qualche speranza. È una ricerca fatta da Randstad, multinazionale che si occupa di selezione del personale. Fabio Costantini è responsabile di Randstad Solutions e ha spiegato che, dal 2008 al 2012, quando si è trattato di fare assunzioni “over 50” «le figure professionali più richieste erano quelle non qualificate: addetti alle pulizie, conduttori di veicoli, manovali nell’edilizia e nell’artigianato, qualche operaio specializzato. I comparti che richiedono più figure di lavoratori over 50 sono quelli delle costruzioni e il turistico-alberghiero. E c’è pure un piccolo segmento riservato alle high skill, le professioni che richiedono competenze dirigenziali intellettuali e tecniche».