Scarp Febbraio
Cacciatori di scomparsi

Il Prefetto Silvana Riccio è il Commissario straordinario del Governo per la ricerca delle persone scomparse: «Ogni anno in Italia spariscono 13.500 persone. La gran parte viene quasi subito ritrovata ma di una fetta consistente si perde ogni traccia». Dal 1974 sono 64 mila le persone sparite nel nulla.

di Ettore Sutti

Milleseicento persone. Un piccolo paese di provincia. Tante sono le persone che ogni mese scompaiono in Italia. Una vera e propria emergenza per combattere la quale, nel 2007, è stata creata una figura ad hoc: il Commissario straordinario del Governo per la ricerca delle persone scomparse. Anche se la gran parte di chi scompare viene quasi subito rintracciato, grazie a sofisticate tecniche investigative e a un sapiente intreccio di banche dati sempre più estese, di un terzo degli scomparsi non si hanno più notizie. Dal 1974, da quando si è iniziato a tenere un registro degli scomparsi, sono oltre 64 mila le persone che sono svanite nel nulla. Lo scorso anno, considerato atipico perché il lockdown ha di fatto limitato gli spostamenti, nei primi sei mesi del 2020 sono sparite oltre 4.883 persone, tra cui 2.541 minori, 1.986 maggiorenni e 306 over 65. Numeri comunque importanti che hanno portato l’ufficio del Commissario a lanciare Quando qualcuno scompare non devi perdere tempo, campagna di sensibilizzazione sul fenomeno andata in onda sulle reti Rai. Già, perché il tempo è il fattore decisivo nella ricerca degli scomparsi. Dal 25 febbraio del 2020 il Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse è il Prefetto Silvana Riccio.


Commissario straordinario del Governo per la ricerca delle persone scomparse. Prefetto Silvana Riccio come e perché si è arrivati a creare questa figura?

Si è cominciato a percepire il vero peso di questo tragico fenomeno nel 1974, anno in cui è stata istituita la Banca dati interforze (Sdi) che raccoglieva le denunce delle persone scomparse. Il Commissario nasce nel 2007 a seguito dell’urgenza di creare una figura istituzionale che coordinasse e monitorasse l’attività di ricerca delle persone scomparse e che fungesse da punto di riferimento per le associazioni che si rivolgono ai loro familiari.


Quante persone scompaiono ogni anno in Italia? Quali sono le tipologie?

Se consideriamo un lasso di tempo che va dal 2007 al dicembre del 2019, mediamente ogni anno in Italia viene denunciata le scomparsa di circa 13.500 persone. Fa eccezione il primo semestre del 2020 (facciamo riferimento ai dati dell’ultima relazione semestrale presentata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, datata 30 giugno 2020) in cui gli effetti del lungo lockdown si sono riverberati anche sulla percentuale degli scomparsi, ridottasi significativamente grazie alla permanenza forzata in casa della popolazione. Oltre la metà degli scomparsi è composta da minori, soprattutto maschi e stranieri.


Minori stranieri, un fenomeno allarmante…

I dati in nostro possesso ci dicono che la scomparsa dei minori stranieri sul territorio italiano è un fenomeno significativo e, per questo motivo, oggetto di continuo monitoraggio da parte nostra. Per la maggior parte sono maschi, con un età compresa tra i 15 e i 17 anni, o presunta tale, che sono fuggiti da conflitti armati, disordini, persecuzioni razziali, violazione di diritti umani e povertà. L’Italia, per questi ragazzi, nella maggior parte dei casi, rappresenta solo un Paese sosta, dove fermarsi dopo l’estenuante viaggio e ripartire verso i Paesi del Nord Europa per ricongiungersi a comunità di origine e parenti. Coloro che vengono fermati oltre le frontiere nazionali, a volte, forniscono false identità per non essere identificati ed essere rinviati in Italia, quale Paese di ingresso della frontiera Ue.


In aumento costante negli ultimi anni anche la scomparsa di minori italiani. Come legge questo dato? È un fenomeno diffuso a livello europeo o è una specifica del nostro Paese?

L’Italia è il Paese dove scompaiono meno minori rispetto agli altri Stati europei. Secondo l’osservazione effettuata da Missing Children, i dati sulle scomparse di minori in Europa, relativi all’anno 2018, sono i seguenti: Germania (100 mila), Regno Unito (80 mila) Francia (53 mila), Spagna (20 mila), Italia (10 mila, di questi il 68% sono minori stranieri). Sempre secondo lo stesso studio, la percentuale di rintraccio dei minori scomparsi in Europa è del 42%, mentre in Italia, se si escludono i minori stranieri, sale al 94%.


Ma esiste il diritto a scomparire? O bisogna sempre attivare le ricerche?

L’idea di scomparire per rendersi invisibili e magari di tornare dopo anni sui luoghi della propria vita appartiene più al mondo della letteratura che della vita reale. Molti autori si sono cimentati su questo tema, creando personaggi che si fingono morti per iniziare un’altra vita priva di identità. Fra tutti cito Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello. Nella realtà la volontà di scomparire dalla società e far perdere le proprie tracce può essere dettata da motivazioni poco nobili. Mantenendoci sul concreto, ricordo che la legge 203 del 2014 dispone che “chiunque viene a conoscenza dell’allontanamento di una persona dalla propria abitazione o dal luogo di temporanea dimora e, per le circostanze in cui è avvenuto il fatto, ritiene che dalla scomparsa possa derivare un pericolo per la vita o per l’incolumità personale della stessa, può denunciare il fatto alle forze di Polizia o alla Polizia locale”. Ad oggi non esiste un diritto conclamato a scomparire, anche perché esiste un diritto all’identità che è irrinunciabile.


Con il suo lavoro si trova spesso in contatto con dinamiche sociali ed etiche importanti visto che la scomparsa di una persona lascia ferite aperte nei familiari. Come affronta questo aspetto del suo lavoro?

Lo scomparso lascia una situazione di sospensione, perché non matura la condizione di distacco pieno, definitivo e questo alimenta un dolore profondo che solo una situazione non definita può dare. Servono attenzione e sensibilizzazione costanti.


Nei mesi scorsi è andato in onda lo spot Quando qualcuno scompare, la campagna informativa realizzata dal suo ufficio. Cosa si deve fare quando un familiare o una persona cara scompare? E cosa può fare, invece, il cittadino comune per agevolare le ricerche?

Quando una persona cara scompare bisogna agire subito denunciando il fatto alle forze dell’ordine, il tempo è una variabile fondamentale, prima scattano le ricerche maggiori sono le probabilità di ritrovamento. Il cittadino comune invece può aiutare le indagini fungendo da testimone ed avvisando le autorità competenti in maniera tempestiva.


Spesso è difficile identificare le persone senza dimora che muoiono per strada. Quanto è stato importante in quest’ottica la creazione del Registro dei corpi senza nome?

Oggi attraverso il Registro Nazionale dei cadaveri non identificati, consultabile on line sul sito del Ministero dell’Interno interno.gov.it/it/registrogenerale-dei-cadaveri-non-identificati, è possibile effettuare delle ricerche mirate, tramite l’inserimento di una serie di parametri in esso contenuti (luogo ritrovamento, etnia, altezza, peso, colore dei capelli, colore degli occhi, segni particolari, indumenti ed effetti personali). In questo modo è possibile prendere visione dei singoli casi di ritrovamento che hanno in comune i termini di ricerca che vengono inseriti. Questo accesso alle informazioni da parte di chiunque ne abbia interesse (familiari di persone scomparse, operatori di polizia, ecc.) agevola ulteriormente la raccolta di eventuali ulteriori notizie che potrebbero consentire l’identificazione dei corpi.


Un lavoro importante e impegnativo quello del suo ufficio. Ci racconta una storia tra le migliaia che avete affrontato, che le piace ricordare e raccontare?

Un caso abbastanza singolare è quello di una donna di 41 anni che non aveva più dato notizie alla madre a partire dal 4 marzo 2019. La madre, che per mesi aveva preferito non presentare alcuna denuncia di scomparsa, considerato però il lungo lasso di tempo trascorso (circa 10 mesi) senza avere alcuna notizia della propria figlia adottiva, aveva alla fine deciso di presentare la denuncia di scomparsa il 9 gennaio 2020. All’atto della denuncia veniva riferito che la giovane donna si sarebbe allontanata per ignota destinazione dalla propria abitazione ubicata all’estero. Dalle prime indagini condotte è emerso che l’allontanamento sarebbe stato determinato da contrasti con familiari e da problemi economici. Le ricerche venivano diramate subito anche in ambito Schengen. L’Ufficio del Commissario, dopo aver ricevuto la comunicazione della scomparsa, ha coinvolto la Prefettura di Roma perché sensibilizzasse tutte le componenti istituzionali deputate alla ricerca. Pochi giorni dopo, le Forze dell’ordine sono riuscite a mettersi in contatto con la donna, grazie ad una videochiamata effettuata tramite social network, nel corso della quale la persona scomparsa riferiva di stare bene e di vivere con un’amica in una località in Italia. Del buon esito delle ricerche sono stati subito avvertiti i familiari.

 
 

 

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