Scarp Dicembre-Gennaio
Una notte tra i forzati del supermercato

Sono un centinaio i supermercati aperti 24 ore su 24 nel nostro Paese. Un servizio indispensabile per alcuni e assolutamente inutile per altri. Ma quanto conviene davvero tenere aperto la notte? Rispondere è difficile. Perché i numeri relativi all’esperienza di Carrefour sono ancora frammentati e incompleti.

di Paolo Riva

Sono le due di venerdì notte. Il rosso e il blu dell’insegna illuminano l’ampio parcheggio che è praticamente deserto. All’interno, le luci dei neon sono tutte accese e, leggendo sulle vetrine, se ne capisce il motivo: “Aperti 24 ore su 24, 7 giorni su 7”. Caravaggio, venticinque chilometri da Bergamo e oltre 40 da Milano. L’onda lunga delle liberalizzazioni degli esercizi commerciali è arrivata fin qui, nella provincia profonda. E ora anche questo Comune di 16 mila abitanti ha il suo supermercato Carrefour sempre aperto. Tutti i giorni, a tutte le ore. Anche alle due di venerdì notte. In tutta Italia, sono oltre 100 i punti vendita della catena francese a seguire questi orari. A permetterlo è stato il cosiddetto decreto Salva Italia, approvato dal Governo Monti nel dicembre 2011. Il provvedimento, di fatto, ha cancellato orari massimi di apertura giornaliera, riposi infrasettimanali, chiusure festive e domenicali e, sei anni dopo, le sue conseguenze si fanno sentire. Molte aziende della grande distribuzione hanno dilatato notevolmente gli orari, alzando le serrande all’alba e abbassandole a tarda sera. Carrefour è l’unica a non chiudere mai. E così, nel bel mezzo della notte, per fare la spesa si deve suonare il campanello. A Caravaggio, come in molti altri punti vendita, l’accesso non è libero. Per motivi di sicurezza, ad aprire le porte è una guardia giurata. Dentro, la radio risuona per le corsie, molte delle quali ingombre di bancali e cartoni pieni di merci da mettere sugli scaffali: anche se il negozio è aperto, le ore notturne vengono usate per sistemare tutto in vista della nuova giornata.


Pagano i lavoratori?

La logica alla base del decreto Salva Italia era quella di offrire al consumatore maggiori possibilità di acquisto, andando così a stimolare i consumi in un periodo di crisi. Al Carrefour market di Caravaggio, nell’arco di mezz’ora, entrano cinque clienti. Tra questi, un gruppetto di tre giovani che prendono cibo e bibite, trangugiati in auto nel parcheggio, e una coppia che si limita a comprare un litro di latte, probabilmente per la colazione. Pochi prodotti per piccoli importi, che fanno sorgere il dubbio: ma si guadagna davvero? Certo, bisogna considerare che molti dei supermercati aperti 24 ore su 24 sono in grandi città o in luoghi strategici o in località di villeggiatura, sicuramente più frequentati. La domanda però rimane: è economicamente sostenibile tenere aperti così a lungo questi negozi? Per i detrattori del modello introdotto dall’esecutivo di Mario Monti, la risposta è sì, ma solo perché a pagare il conto di queste aperture extra large sono i lavoratori. Da un lato, c’è la questione sicurezza. I rischi di notte aumentano tra ubriachi, risse, tentativi di furti e rapine. Dall’altro, c’è tutto il capitolo relativo alla (mancanza di) vita sociale, alle retribuzioni e alla qualità del lavoro. I lavoratori della notte spesso fanno solo quella e, magari, anche con orari part time, insufficienti per avere uno stipendio di cui vivere. Inoltre, di notte, si lavora peggio e con maggiorazioni, tutto sommato, limitate. Secondo i sindacati, il giovane con la divisa Carrefour che si alterna tra l’unica cassa aperta e gli scaffali sui quali ordinare i prodotti, dovrebbe guadagnare circa il 15% in più della paga diurna prevista dal contratto collettivo nazionale per i giorni feriali. Ma è difficile chiedergli conferma: è troppo indaffarato a posizionare la merce in attesa che i clienti inizino ad arrivare in forze, tra qualche ora. Accanto a lui, spalla a spalla, lavorano un uomo e una donna di mezza età con una tuta da lavoro diversa. I colori ricordano quelli di Carrefour, ma il nome sulla schiena è un altro. Sono dipendenti di una cooperativa, cui l’azienda appalta i servizi non a contatto col pubblico, come la sistemazione dei reparti o il carico-scarico. Insieme ai dipendenti e a chi arriva dalle agenzie interinali, sono la terza categoria dei “nottambuli”, la meno fortunata. Perché, solitamente, non fanno riferimento al contratto nazionale di lavoro del commercio, ma ad altri decisamente meno retribuiti. E perché, quando gli affari non vanno bene, sono i primi a rischiare il posto. Durante i turni però meglio non pensarci: c’è parecchio da fare. I due si muovono svelti, aprono i pacchi, mettono sui ripiani, impilano, allineano e passano al prodotto successivo. Fino all’alba.


In Francia chiusi la notte

Dall’altra parte delle Alpi, invece, i loro colleghi dei Carrefour francesi inizieranno a lavorare tra qualche ora. Nel paese d’origine del colosso della grande distribuzione, i punti vendita, per ora, rimangono chiusi durante la notte. Come, del resto, avviene anche in altri paesi Ue: in alcuni casi per via di norme meno permissive, in altri per scelte aziendali. La legge italiana però potrebbe cambiare. Il Parlamento ci ha provato nel 2014, con una nuova proposta approvata dalla Camera e poi arenatasi al Senato. Se ne riparlerà nella prossima legislatura. Nel frattempo, nelle tante Caravaggio della provincia italiana, si potranno continuare a fare acquisti anche alle due di venerdì notte.

 
 

 

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