Scarp Dicembre-Gennaio
PFM: lasciarsi invadere dalla musica

Fabrizio De André aveva una profondità poetica come nessuno dei nostri cantautori e noi, con la nostra musica, ci diceva Faber, esaltavamo questa sua poesia.

di Daniela Palumbo

Si riparte dalle storie. Storie che restano sulla pelle, come le emozioni più belle. È questa la mission del nuovo album della Premiata Forneria Marconi, la band rock italiana che dopo 14 anni ritorna agli inediti con un album appena uscito Emotional Tattoos (InsideOutMusic/Sony Music). In due versioni (italiana e inglese) totalmente differenti nei testi per rispettare la sensibilità di mondi differenti. Un disco particolare, a cominciare dalla cover: una fantasmagorica nave spaziale guidata da Franz e Patrick (i due leader storici della band) metafora del nuovo mondo PFM. E per lasciare il segno a lungo la band ha inciso la cover anche sui muri di Milano: un murale di Emotional Tattoos è stato rappresentato da Stefano e Mattia Bonora (autori della stessa copertina del disco) lungo la circonvallazione esterna dopo il ponte delle Milizie, sullo svincolo per Viale Cassala. Franz di Cioccio è la voce e la batteria della PFM.


Insomma, dove atterra la nave spaziale di PFM?

Innanzitutto sulle scene musicali mondiali e lo fa in un modo piuttosto originale . Noi ci siamo sempre concentrati moltissimo sulla musica come band, per noi è un momento forte di emozione e il nostro pubblico sa che non facciamo mai due concerti uguali. Improvvisiamo, cambiamo, deragliamo. È la nostra cifra, la familiarità con il movimento e la contaminazione musicale. Ma ad un certo punto ci siamo resi conto che volevamo anche raccontare delle storie, storie di oggi e di sempre che si imprimessero sulla pelle come le emozioni forti sanno fare. È questo che abbiamo cercato di dare; nell’album ci sono tante storie che danno vita a un’unica grande narrazione. Parliamo del rapporto fra uomo e pianeta e fra sogno e realtà quotidiana, dell’equilibrio fra questi mondi.


Tu hai parlato, a proposito di questo nuovo lavoro, anche della discriminazione di genere. Ma in chiave musicale.

Quella che noi chiamiamo versatilità compositiva. In questo album le storie che narriamo hanno immagini potenti. Speriamo destinate a restare, come quando vedi un luogo splendido, un bel quadro, o leggi la pagina di un libro che ti comunica un mondo, insomma qualcosa che volga lo sguardo alla bellezza. E la musica doveva accompagnare in modo forte queste immagini. Io e Patrick (Djivas, al basso, ndr) crediamo che un album così debba essere improntato alla versatilità compositiva. La musica è una delle cose belle della vita, è assurdo dire a me non piace il jazz, non piace la classica, o il rock e via di seguito. La musica è un mondo da cui ti lasci invadere. Non è un genere a funzionare, ma è la musica. Punto. Ogni storia nuova chiama a sé il rischio dell’ignoto nell’ispirazione musicale. La PFM è stata la prima band in Italia a proporre il progressive, ma poi ci siamo contaminati con altri generi, non perché non funzionasse, ma perché non vogliamo costringerci dentro una gabbia per seguire il mercato o perché il pubblico ci chiede quello e basta.


In questo album c’è una bella collaborazione con Stefano Bollani nella canzone Big Bang, un’improvvisazione musicale raffinata. A proposito di questo vogliamo ricordare un altro incontro storico: gli arrangiamenti di PFM alle parole di De André.

Fabrizio ha lasciato un segno profondo. Non solo in noi. E questi segni hanno generato altri segni, come doni. Ricordo che andai a cercarlo, gli dissi che gli avrei chiesto di fare una cosa che non avrebbe mai fatto da solo. Fare rock nei palasport con le canzoni di Faber non sarebbe passato inosservato. Avevo poche chance perché a lui non piaceva mettersi in mostra. Quando De André mi disse sì, fu uno dei momenti più belli della mia vita. Tutti cercavano di dissuaderlo, ma era un’impresa talmente fuori dalla sua logica che gli sembrò che andasse fatta solo per questo. Fabrizio aveva una profondità poetica come nessuno, forse, dei nostri cantautori, e noi con la nostra musica, ci diceva, esaltavamo le atmosfere contenute nelle immagini che riusciva a creare con le parole.


Qual è la cosa che ti colpì del suo modo di lavorare ai testi?

Il fatto che lui centellinasse le parole. Limava e cambiava, leggeva e rileggeva, metteva l’essenza, non di più. E ogni parola era quella e non poteva essere un’altra. Una sera eravamo io e lui prima di un concerto. Gli ho chiesto: «Fabrizio, in questa strofa hai messo molte… ma qui musicalmente sarebbe meglio tante, in fondo è uguale, il significato è lo stesso». E lui: “No non è uguale perché tante è impersonale, molte è più circoscritto, qui voglio dire che ce ne sono un certo numero, ma non più di quelle». C’era una ricerca accurata di ogni singola parola. E allora tacevi. Fabrizio ha rappresentato un momento im- portante della nostra vita.


Perché avete voluto il murale?

Nel brano Quartiere Generale, a un certo punto cantiamo: Mettete pure i manifesti sui muri ma non saranno i vostri manifesti a parlare, a raccontare la verità su questa realtà, saranno i graffiti, i murales… Ed è vero. Perché la realtà oggi passa attraverso questi linguaggi, l’arte ribelle che racconta il mondo che viviamo. Quello vero, non addomesticato, o artificiale che ci narra la televisione o gli spot. Sui muri ci sono le storie che incontriamo sulle nostre strade.


“Emotional Tattoos” è primo in classifica con le vendite su vinile.

Sembra una cosa assurda ma non lo è. Perché il vinile ha un significato, oggi, che ieri non aveva. Scegliere un disco in vinile oggi è un atto di ribellione a questo mondo dove tutto è a scorrimento veloce. Gli devi dedicare del tempo. Il disco lo scarti, lo spolveri, lo metti sul piatto, lo aspetti. C’è l’attesa, è il tempo che ci hanno tolto. E oggi ci sono tante persone che amano la musica e lasciano cellulare e cuffiette per riascoltare un disco in vinile perché il tempo che gli dedichi è il tuo tempo vita, è importante per questo. I nostri ragazzi con le cuffiette appiccicate alle orecchie stanno perdendo ogni identità personale per essere massificati all’interno del piccolo schermo degli smartphone. Speriamo solo che quello che arriverà non sia peggio.

 
 

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>