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Neet. L’esercito silenzioso dei senza futuro

Tina ha 20 anni e vive in un piccolo paese del Centro Italia. I genitori sono separati, lei soffre perché non ha rapporti decenti con nessuno dei due. Ha la licenza media, e dopo due bocciature alle superiori ha abbandonato la scuola. Avrebbe voluto fare la parrucchiera ma non è riuscita a intraprendere neppure quel percorso.

di Daniela Palumbo

Storie di ragazzi rimasti indietro. Che si raccontano con difficoltà e qualche diffidenza. Dall’indagine (che è anche un libro) a cura di Caritas Italiana e dell’Università del Salento, “Nel paese dei Neet” – acronimo di Not in education, employment or training – e cioè quei giovani “parcheggiati”, che né studiano, né sono impegnati in alcun tipo di lavoro riconosciuto. Raccontiamo la vita di Tina, 20 anni, e Andrea, 21 anni. Queste storie sono tratte da esperienze di shadowing, una metodologia qualitativa che mira ad analizzare gli spazi di vita quotidiana. Tina: vent’anni. Vive in un piccolo paese del Centro Italia. Conosce da tempo Laura, operatrice Caritas, ma all’inizio dell’osservazione è chiusa e diffidente. Poi si rilassa, emerge il contesto di vita. I genitori sono separati, lei soffre perché non ha rapporti decenti con nessuno dei due. Ha la licenza media, e dopo due bocciature alle superiori ha abbandonato la scuola. Avrebbe voluto fare la parrucchiera ma non è riuscita a intraprendere neppure quel percorso. Non dice il perché, ma fa intendere che sia a causa del malessere che vive con i genitori. Infatti, ammette che non si sono mai interessati al suo percorso scolastico e, per loro, faceva poca differenza che lei continuasse o meno gli studi. Poche esperienze di lavoro, terminate. Ha fatto la commessa e la rappresentante di prodotti cosmetici. Al momento dell’indagine Tina abita con la nonna paterna perché la madre ha problemi d’instabilità mentale; il padre convive con una donna, molto spesso ̀è fuori per lavoro e Tina non tollera di vivere con la sua nuova compagna. Ha una sorella sposata, con la quale è in buoni rapporti, ma che vede di rado perché vive lontano dal paese. Tina vive in una piccola comunità dove il senso di appartenenza è molto forte, ma anche in un contesto di deprivazione sociale e culturale che le sottraggono lo sguardo di speranza sul futuro, di cui avrebbe bisogno. Due sono i momenti forti che l’operatrice ha vissuto con Tina. La convocazione del tribunale per lei e la sorella, a causa della denuncia della madre di Tina nei confronti del padre per il mancato mantenimento delle figlie. La ragazza non avrebbe voluto andare in tribunale. Si sente usata e abbandonata dai genitori. Sempre presente è invece la nonna paterna, fondamentale per Tina. L’ultimo episodio, al centro per l’impiego. Tina non vorrebbe andare, è costretta dalla zia. Lei e Laura aspettano ore e poi vengono ricevute da una psicologa che alla fine le suggerisce di iscriversi a Garanzia Giovani, il programma per la collocazione dei giovani nel mondo del lavoro. Ma Tina ha deciso che non andrà: «Ancora non riesco a credere che sono venuta qui a perdere tempo. Bisogna essere sinceri e realistici, chi va avanti sono solo i raccomandati, i figli di papà, non di certo io». È questo lo sguardo sul futuro di Tina.


Andrea che vive il presente

Andrea, 21 anni. Il suo è un percorso fortemente rappresentativo dell’universo Neet: istruzione ferma alla terza media. Bocciature, perché in classe dà fastidio e non studia mai. «Non ci so stare sui libri, è inutile». Andrea in seguito alle bocciature viene contattato da un istituto di formazione che offre un’alternativa alla scuola, gratuitamente. Accetta di andare solo perché gli dicono che lo pagheranno, nel periodo di stage. Ma Andrea vorrebbe un mestiere e guadagnare, senza passare dai libri. Alla fine, si ritrova a casa. Ha solo la percezione del presente. La madre è molto presente, quasi ossessiva, vive solo per lui perché il padre non c’è. È una ragazza madre. Ma questa figura impedisce al ragazzo di crescere. Quando viene realizzato lo shadowing, Andrea passa il suo tempo alla Caritas diocesana. Un piccolo impegno di volontariato, qualche servizio per la chiesa, la domenica serve la messa. E intanto le giornate passano con le chiacchiere fra coetanei, una partita a calcetto, ping pong, carte. La parrocchia però ha il merito di impedirgli di restare impigliato nella rete di criminalità che in quel contesto è molto alto fra i giovani e i meno giovani.