Scarp Dicembre-Gennaio
Natale 2020: la stella sei tu.

Il Natale visto dai bambini e dagli anziani soli. Il Natale vissuto dai medici in corsia. Il Natale degli ultimi della fila e dei tanti volontari che continuano a darsi da fare. Le storie raccolte da Scarp raccontano un Paese che resiste.

di Francesco Chiavarini

Come al solito, Maddalena è seduta davanti alla finestra. Attraverso i vetri guarda giù i radi passanti che girano per le strade. Quando si stanca, afferra il deambulatore, attraversa il salotto e va in cucina: da lì lo sguardo può spaziare fino alla tangenziale. Il cambio di prospettiva non è molto allettante ma le basta per distrarsi un po’. Il panorama pare in ogni caso darle più soddisfazione di ciò che le offre la Tv, sempre accesa, ma ridotta a poco più che un rumore di sottofondo. Interno milanese. Quinto piano, via Salomone 52. Case bianche. Quando il Papa venne a Milano nel 2016 iniziò da questo lembo di periferia la visita alla città. In questi 300 appartamenti popolari, che dopo anni di incuria solo di recente l’Aler si è decisa a ristrutturare, si annidano tante esistenze grame. Che il Covid-19 ha esasperato: chi aveva un lavoro precario lo ha perso ed è rimasto senza un soldo, chi è stato messo in cassa integrazione tira avanti a fatica. Ma tra le tante sofferenze chiuse in questi appartamenti, ce n’è una più sottile che si è infilata sotto le porte: la solitudine, che scava dentro chi ha meno occasioni di incontrare altre persone, vale a dire gli anziani come la signora Maddalena, 73 anni, venuta a vivere qui nel ‘77. «Sono nata ad Assago nella cascina che hanno abbattuto per costruire il Forum – racconta –. Mi sono trasferita a Milano e ho fatto per anni la domestica in nero. Ne ho passate tante nella mia vita. Un divorzio, uno sfratto. Non gliele racconto tutte perché mi metterei a piangere e non importerebbe a nessuno. Comunque nel bene e nel male, ho messo al mondo tre figli, che mi hanno dato 9 nipoti, e di una di loro sono addirittura bisnonna. Siamo in tanti, ma ognuno ha i suoi problemi e ci si chiama quando si può».


Spazio Anziani ancora chiuso

Quando non si può, al piano terra del condominio per Maddalena c’è lo Spazio Anziani, un centro ricreativo gestito dalla parrocchia e dal Comune. Poiché si muove a fatica viene un assistente sociale a prenderla e ad accompagnarla. Ma sarebbe più corretto dire: veniva. Causa Covid questo luogo ha dovuto chiudere di nuovo. E se le cose non si metteranno meglio, con tutta probabilità, la serranda rimarrà abbassata anche a Natale, il periodo dell’anno più difficile per chi è solo. «Sappiamo che è un momento delicato per tanti dei nostri ospiti e per le feste ci diamo sempre da fare per farli stare bene», racconta Stefano Bosi, l’anima di questo luogo, un tizio capace di tenerti su di morale con una battuta, un po’ assistente sociale, un po’ saltimbanco, un po’ prete. Lo scorso anno ad esempio la Maddy, il Gigi, la Franca e gli altri (in tutto 24 over 70 quasi tutte donne, eccetto tre uomini) se li era portati al ristorante del quattro-stelle che si affaccia sulla tangenziale. Albergo per uomini di affari. Moquette e luci suffuse. Tovaglie lunghe al pavimento e cambio di posate a ogni portata. «Si era mangiato bene, si era anche cantato» ricorda la signora Maddalena. Era persino venuto l’assessore del Comune a sostituire il sindaco che aveva avuto un impegno all’ultimo.


La paura vince su tutto

Quel giorno sembra appartenere a un’epoca remota. Niente di tutto questo potrà essere organizzato quest’anno. Niente pranzi. Niente cori. Niente omaggi da parte delle autorità. Saranno difficili anche le riunioni familiari, per chi ha ancora dei parenti non solo sulla carta. E a ben vedere non c’entrano nemmeno i Dpcm di Giuseppe Conte. C’entra la paura che ha preso tutti e che anche a Natale, se hai molte primavere alle tue spalle, ti fa essere super-prudente. «Non so ancora bene cosa, ma qualcosa ci inventeremo, in ogni caso non li lasceremo soli, così come non li abbiamo abbandonati durante il lockdown di marzo», assicura Bosi. Già durante il primo blocco, lo Spazio Anziani era rimasto interdetto al pubblico. Ma l’attività era andata avanti. «Siccome loro non potevano venire da noi, andavamo noi da loro», spiega Bosi. I volontari, molti arruolati in quei giorni tra giovani professionisti in smart working, hanno continuato a portare i farmaci e la spesa. E tra una scatola di pelati e una confezione di cardio-aspirina recapitavano anche una cartella colorata. Dentro c’erano un cruciverba, giochi mnemonici, filastrocche, un notiziario auto prodotto che riassumeva in termini semplici i fatti principali della settimana e anche l’elenco di tutti i numeri di telefono del gruppo. «La rubrica telefonica è stata una loro idea che siamo stati felici di assecondare: era il segno che avevano voglia di tenersi in contatto. E alla fine credo che proprio le telefonate che si sono scambiate tra loro, grazie a quella trovata, li abbiano aiutati tantissimo, più del monitoraggio telefonico e degli esercizi mentali che avevamo pensato noi con la consulenza di medici specialistici del Sacco di Milano e che giornalmente somministravamo attraverso le cartellette», spiega Maurizo Musan, assistente geriatrico. Esercizi e telefonate hanno consentito di non interrompere il filo della comunicazione. Poi finito il lockdown, le attività ricreative avevano ripreso all’aperto nel parco. E dopo una breve parentesi al centro, di nuovo lo stop.


Deprivazioni da lockdown

«C’è un aspetto che si sottovaluta sulle chiusure. È vero che salvano gli anziani dal contagio e dalle complicanze della malattia che per loro si rivelano molto spesso fatali. Tuttavia la deprivazione delle relazioni sociali dovute al lockdown ha comunque delle conseguenze sul loro stato mentale, le loro capacità cognitive. Lo abbiamo potuto verificare tra gli utenti del centro. Al rientro dalla quarantena molti di loro svolgevano gli stessi esercizi con più lentezza, facevano fatica a concentrarsi, erano più irascibili. Avevano un po’ recuperato in questi mesi. Ora si ricomincia da capo ma resto ottimista: sono certo che troveranno la forza di reagire e saranno capaci di individuare le soluzioni come hanno fatto nei mesi scorsi», avverte Musan. «Come mi piacerebbe trascorrere il Natale? Con i miei nipoti. Ovvio – risponde Maddalena –. Sarebbe bellissimo abbracciarli tutti, ma so che non sarà possibile. Li voglio almeno vedere. So che con i telefoni nuovi si può fare. Così sotto l’albero di Natale, metterò uno smartphone». A proposito di soluzioni.

 
 

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>