Scarp Dicembre-Gennaio
Ada resiste, una bottega tra i grattacieli

Mio padre diceva che il cliente si deve sentire a casa, va conquistato e bisogna parlarci. Io sono della vecchia scuola: non guardo come il cliente è vestito o se entra per prendere solo un fusibile o metri di cavi. Lo saluto, gli chiedo come sta e se ha risolto il problema che aveva: la gente questo lo percepisce.

di Alberto Rizzardi

È vero, Milano è cambiata molto negli ultimi anni, inevitabilmente: la nebbia, el nebiun, è solo un lontano ricordo, Milan e Inter parlano ormai cinese e i Navigli, da zona popolare dall’animo verace, son diventati cuore della movida. Esistono, però, ancora frammenti di una Milano antica che resiste. E per trovarli, a volte, non bisogna neanche sforzarsi più di tanto. Siamo in corso Como: qui, dove un tempo c’erano botteghe di artigiani e piccoli negozi di alimentari, ora, sotto i grattacieli che hanno ridisegnato lo skyline di Milano e all’ombra del bosco verticale di Boeri, è tutto un fiorire di locali e boutique di moda, dove passa la gente più cool e si tengono gli eventi più in. Ma c’è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato: la Tecnoelettrica Comoretto. Già il nome e l’insegna scaldano il cuore. Dietro il bancone, dal 1943, sempre lei: Ada Comoretto, classe 1927, 89 anni splendidamente portati. A Milano la signora Ada è arrivata ragazzina, da Riva d’Arcano, provincia di Udine, con la famiglia in cerca di un futuro migliore. Ha studiato all’Umanitaria: ricamo, cucina, un po’ di tutto. Poi, quando lei aveva 16 anni, il padre apre la Tecnoelettrica Comoretto: emporio elettrico, come recita il volantino ancora oggi. E dietro il bancone finisce anche la giovane Ada.


Mestiere che non amavo

«Non mi piace questo mestiere, dissi a mio padre – racconta – anche se, all’epoca, c’era poco da scegliere: tutti dovevano darsi da fare». La risposta? «Tel fee istess, lo fai lo stesso». Semplice. E lei così ha fatto, andando avanti da sola dopo la morte del padre. I capelli si sono fatti bianchi, ma lo spirito è sempre lo stesso, così come quel grembiule azzurro, perfettamente stirato, che indossa con disinvoltura: «Non è un vezzo – spiega – ma una forma di rispetto e garbo nei confronti del cliente». A Milano c’è un detto: “se non c’è da Comoretto, non c’è da nessuna parte”. E, in effetti, qui c’è un po’ di tutto: il negozio oggi è anche un rivenditore Tim e ospita qualche prodotto moderno, ma il grosso restano lampade e lampadine, spinotti, fusibili, interruttori, pile, trecce, cavi in tessuto di 140 tonalità diverse. «Provi a contarle – mi sfida – son 140». Mi fido,visto che sa tutti i prezzi a memoria. Entra tanta gente alla Tecnolelettrica Comoretto: elettricisti e manutentori da ogni parte di Milano e pure dall’hinterland, mandati qui frettolosamente da altri rivenditori che certe cose non le trattano più; clienti abituali e nuovi della zona, giovani e attempati, esperti e non. È un piccolo microcosmo la Tecnolettrica Comoretto, c’è una strana e bella magia: «Molti sostengono che qui sia un paradiso – confessa la signoraAda –. Mio padre diceva che il cliente si deve sentire a casa, va conquistato e bisogna parlarci. Io sono della vecchia scuola: non guardo come il cliente è vestito o se entra per prendere solo un fusibile o metri di cavi. Lo saluto, gli chiedo come sta e se ha risolto il problema che aveva la volta prima: la gente questo lo percepisce. E poi qui tutti danno una mano: se entra un giovanotto alto, chiedo a lui di prendere il prodotto che gli serve in alto sullo scaffale». Tre gradini all’interno del negozio: la signora Ada e il figlio Roberto li percorrono decine e decine di volte: ogni giorno, dal lunedì al sabato, mattina e pomeriggio. Le difficoltà non mancano: gli esercenti della zona hanno sofferto molto per i cantieri che hanno ridisegnato l’area, da un lato il parcheggio e la risistemazione di piazza XXV aprile, dall’altro la costruzione dei grattacieli. Molti hanno gettato la spugna: «La sosta è diventata impossibile – racconta Roberto – noi avevamo tra i clienti gente che veniva qui con il furgone, ora non si può più e questo ci ha penalizzato molto». Si resiste: a fatica, ma si va avanti. Di avversità, d’altronde, i Comoretto ne hanno affrontate tante: pochi mesi dopo aver aperto il negozio, per esempio, Milano fu bombardata dagli alleati, con macerie in tutta la città, specie in zona corso Como, a due passi dalla stazione Garibaldi, area chiave da colpire con le bombe. L’emporio rimase in piedi: ha resistito, così come resiste oggi alle lusinghe della moda, che vorrebbe appropriarsi di questo spazio. Non se ne parla.


Non è facile ma resistiamo

«Non è facile – ammette la signora Ada – ma, finché possiamo e ci divertiamo, andiamo avanti». Uscendo dal negozio, osservo sulla parete il calendario di una banca che, per ogni mese,ospita un personaggio, in versione cartoon, che ha fatto la storia di Milano: è novembre (il mese del compleanno della signora Ada, il 5), c’è Arturo Toscanini. Penso che su quel calendario ci potrebbe stare benissimo anche lei. Mentre rimugino, mi sento toccare un braccio: «Vedo che porta gli occhiali – mi dice in milanese –. Tenga, è un piccolo omaggio per essere passato». È un piccolo portachiavi con annesso cacciavite. «Se lo mette nel mazzo di chiavi, però, lo stringa ogni tanto, sennò lo perde» mi consiglia. Se non è magia questa.