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La sfida di Shareradio

Tra i fenomeni su cui abbiamo lavorato tanto c’è la cosiddetta gentrification ovvero la trasformazione dei quartieri, dall’Isola a via Padova, con un fenomeno espulsivo per i redditi bassi e le fasce più deboli. Il lavoro sulla povertà minorile è un altro osservatorio sul veloce impoverimento della classe media.

di Alberto Rizzardi

Dieci anni e non sentirli: anzi no, perché da queste parti si sente tutto bene. Compleanno speciale per la web radio milanese Shareradio, che fa cifra tonda e inaugura la nuova sede in via Borsieri, cuore e arteria principale del quartiere Isola, dove il passato che resiste si miscela al nuovo che avanza. I nuovi studi sono all’interno di uno stabile vuoto da anni nel cortile di un caseggiato popolare e, a ben vedere, soluzione migliore non ci poteva essere. È una tappa importante nel percorso della radio, nata a fine 2009 a Baggio, periferia Ovest di Milano, all’interno di un più ampio progetto di coesione sociale. Dopo pochi mesi partono le trasmissioni: la trasmissione, per l’esattezza, perché all’inizio c’era un solo programma a settimana, con quattro ragazzi e tre educatori: oggi, invece, sono 25 le redazioni sparse per la città e una cinquantina i volontari coinvolti. «Fin da subito il quartiere ha risposto in modo incredibile – racconta Nicola Mogno, uno dei fondatori di Shareradio –. Attorno alla radio iniziarono a gravitare associazioni, artisti e tante persone. Organizzammo i primi laboratori per insegnare, specie ai più giovani, le basi del mestiere, partendo da scuole, oratori, centri di aggregazione giovanile a Baggio e dintorni. Andò molto bene e provammo a esportare l’idea nelle altre zone». Prima facendo rete con le altre piccole e micro web radio meneghine all’interno del network I have@stream, poi bussando alla porta dei progetti di animazione territoriale già attivi per presentare le grandi opportunità offerte dal mezzo a un terzo settore spesso non in grado di raccontarsi al meglio. La bontà della proposta viene pian piano colta e i laboratori aumentano: diventeranno una delle caratteristiche vincenti di Shareradio. «Diamo le chiavi del sito, dei social network e di tutto ciò che usiamo – spiega Nicola –, trasformando singole esperienze in una redazione, una costola della radio a tutti gli effetti, cosicché in relativa autonomia si possa andare avanti, superando la dimensione, anche temporale, del mero laboratorio». Lo strumento, insomma, è uno, le anime, invece, molte.


Palestra per i giovani

Dall’esperienza del network, nel 2015 è nata l’associazione di promozione sociale Shareradio e oggi la radio è un grande e vitale contenitore: rubriche settimanali e dirette di eventi; programmi a bassa soglia, occasione di libertà e palestra per tanti giovani, ma anche produzioni che sono veri gioielli. La capacità di tenere insieme tutto, dando organicità a ciò che da fuori potrebbe apparire come un confuso affastellamento di proposte, è una delle principali ricchezze della radio, che ne ha puntellate le basi e favorito la maturazione. Hanno contribuito anche lo streaming, che oggi rende più facile accedere ai contenuti, e l’incursione nel mondo Fm per superare il limite proprio di ogni programma, ovvero parlare solo alla propria abituale comunità d’ascolto. «Ci siamo resi conto di avere una proposta interessante e uno stile narrativo lontano dal mainstream – racconta Nicola –: così abbiamo bussato alle porte delle radio tradizionali. Con Radio Popolare, per esempio, la collaborazione è consolidata: realizziamo brevi reportage giornalistici settimanali su temi forti come il razzismo e da quest’anno curiamo una rubrica in cui parliamo di povertà minorile».


La città si trasforma

L’altra scelta vincente è stata quella di coinvolgere professionisti del settore radiofonico per raccontare la loro esperienza e fare formazione: «È molto interessante questa sfida di provare a tenere insieme livelli diversi e farli dialogare». In tutto questo, Milano non è solo anonimo fondale delle storie, ma una dei protagonisti. «Tra i fenomeni su cui abbiamo lavorato tanto c’è la cosiddetta gentrification – evidenzia Mogno –, ovvero la trasformazione dei quartieri, dall’Isola a via Padova, con un fenomeno espulsivo per i redditi bassi e le fasce più deboli. Il lavoro sulla povertà minorile è un altro osservatorio sull’impoverimento molto veloce della classe media: a volte basta appena uno scivolone nel lungo percorso della vita per finire a gambe all’aria. C’è, poi, il tema della scuola, con un processo di separazione sociale che inizia già alle elementari e si trascina dietro il pregiudizio: se si vive solo con i propri simili, i ricchi con i ricchi, i poveri con i poveri, il diverso diventa qualcosa che non si capisce e fa paura».


Racconto dal basso

Lo sforzo è di raccontare dal basso, mettendo il microfono in mano a chi vive sulla propria pelle difficoltà e successi, a chi abbraccia quotidianamente nuove sfide. Senza dimenticare il grande valore terapeutico del mezzo radiofonico, soprattutto sul fronte della salute mentale. «Dietro al mixer e al microfono si è tutti uguali – conferma Nicola –: non capisci più chi è operatore e chi ha problemi. La radio diventa un efficace strumento di lotta per rivendicare il diritto alla salute, per non vergognarsi, per combattere lo stigma». È, d’altronde, davvero incredibile, come scrisse qualcuno, quante cose si possono vedere con le orecchie.

 
 

 

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