Scarp Aprile
Siamo davvero razzisti?

L’allarme lanciato da alcune ricerche, non ultima quella elaborata da Amnesty International: l’Italia è un Paese intriso di ostilità e razzismo. Ma davvero siamo così? Cosa ne è stata dell’Italia accogliente e generosa? «Colpa della precarietà lavorativa delle fasce medio-basse della popolazione – spiega il professor Maurizio Ambrosini –. È da questa insicurezza che nasce la paura dell’altro. Dello straniero che, diventa tuo concorrente» Ma c’è un’Italia che sfugge alle ricerche e che ogni giorno lavora e vive con gli stranieri, un vissuto fatto di incontri e solidarietà. Scarp è andato a cercare qualcuna di queste storie per raccontarvele.

di Stefania Culurgioni

L’episodio più eclatante è accaduto solo pochi mesi fa a Macerata quando Luca Traini, 28 anni, in passato candidato alle comunali con la Lega Nord e vicino a Forza Nuova e CasaPound, ha sparato a caso per strada, colpendo persone di colore. Voleva vendicare Pamela Mastropietro, 18 anni, ammazzata brutalmente da un gruppo di uomini, spacciatori, nigeriani d’origine. Traini ha colpito a caso. Per lui, bastava essere neri. Nonostante questo la Lega Nord, che nel 2013 a Macerata raccolse solo lo 0,6%, alle elezioni dello scorso 4 marzo è arrivata al 20,9% alla Camera e il 21,3% al Senato. Passando dai 153 voti rimediati nel 2013 ai 4.575 voti delle ultime elezioni. Idy Diene, 53 anni è morto invece il 5 marzo a Firenze con cinque colpi di pistola, tre dei quali a segno, uno sparato a bruciapelo, alla testa, quando l’ambulante senegalese era già a terra. A confessare l’assassino subito dopo l’arresto, è stato Roberto Pirrone, 65 anni, ex tipografo in pensione Ma la lista degli episodi sarebbe ben più lunga. Ed è una lista di violenze e discriminazioni razziste, fisiche e verbali, che attraversa tutta l’Italia, da nord a sud.


Social media a rischio

A monitorarla e darne conto è Cronache di ordinario razzismo, l’analisi realizzata dall’associazione Lunaria: tra il 2015 e il 2017 sono stati censiti 1.483 episodi tra violenze, insulti verbali, discriminazioni. Ne viene fuori un quadro sconfortante: “Il razzismo dell’era 4.0 – racconta la ricerca – è ordinario, legittimato e persino ostentato”. Ma non è l’unica analisi sul tema: la commissione Jo Cox istituita dalla Camera nel 2016 racconta che in Italia è sempre più diffusa una terminologia basata sul disprezzo che legittima l’esclusione o la criminalizzazione dei migranti, specie irregolari, creando un ambiente in cui si giustifica il loro sfruttamento. “I social media e il web sono invasi di insulti e volgartità – si dice – che hanno come oggetto gli immigrati.I siti espressamente razzisti sul web sono aumentati esponenzialmente negli ultimi anni”. Amnesty, nel suo rapporto sui diritti umani del 2017/2018, rincara la dose: “L’Italia è un Paese intriso di ostilità e razzismo”. Che cosa siamo diventati? Non eravamo un popolo di cuore, accogliente, generoso? «I dati parlano chiaro: sono aumentati gli episodi di intolleranza e anche sui social l’odio nei confronti degli immigrati è diventato virulento». A parlare è Maurizio Ambrosini, professore ordinario di sociologia all’Università degli Studi di Milano ed esperto di immigrazione, autore del libro Migrazioni edito da Egea.


Colpa della globalizzazione

Cita un’analisi di Zygmunt Bauman secondo cui sarebbe stata la globalizzazione, in verità, a far crescere il senso di una profonda e impetuosa paura che permea la nostra società: «Bauman dice che la globalizzazione ha reso più precaria la condizione lavorativa, soprattutto delle fasce medio basse – continua il docente – ed è da questa insicurezza esistenziale che nasce la paura dell’altro. Globalizzazione significa trasferimento di lavoro in Paesi terzi, flussi finanziari incontrollati e imprevedibili, significa in generale disorientamento, e la percezione di non capire più il mondo attuale e la sua diversità». Le persone si chiedono: avrò ancora un lavoro? I miei figli ce l’avranno? Cosa ne sarà di loro? Sono ancora sicuro a casa mia? Ma è anche la dimensione etica a vacillare: «Ciò che è vero e ciò che è falso, il giusto e l’ingiusto, il bene e il male – ragiona ancora Ambrosini – anche su questo le persone si sentono più smarrite. E questa incertezza ne ha alimentato la paura, su cui hanno soffiato tanti partiti, per accaparrarsi voti. Trovare un capro espiatorio nello straniero è ricorrente, soprattutto nei momenti di crisi sociale ed economica. Eppure c’è un’Italia di cui si parla poco, un’Italia che non finisce mai sui telegiornali ma della quale abbiamo percezione quotidianamente, anche nel nostro lavoro di sociologi: quella fatta di incontri, integrazione, vita quotidiana insieme».


La solidarietà è forte

È quella che raccontiamo in queste pagine: storie di persone che decidono di ospitare uno straniero. Non perché siano eroi, nemmeno perché vogliano salvare il mondo. Solo perché credono nel valore dell’accoglienza, dell’incontro, dell’aprirsi agli altri. «Ne abbiamo percezione anche noi studiosi che raccogliamo storie dal basso – continua il sociologo – nelle periferie milanesi, la nonna italiana che tiene il nipote in attesa che tornino dal lavoro i genitori e si prende in casa per far merenda anche gli altri bambini del palazzo, di qualunque colore siano. Gli inviti a cena tra famiglie italiane e straniere, la condivisione di momenti e di spazi, l’aiuto reciproco, le scuole multietniche, i bambini che nel cortile giocano insieme al di là della provenienza, i matrimoni misti sono cose normali. Non fanno notizia, la paura e la violenza fanno molto più rumore, ma queste esperienze di integrazione dal basso ci sono e raccontano che quando entri in contatto con lo straniero, finisci per averne meno paura». Oltre la paura, dunque, c’è un mondo nuovo che sta crescendo, e lo sta facendo da solo: è un mondo fatto di mescolanza, più spontaneo, più immediato, fatto di cose quotidiane, concrete. Accade ogni giorno, sotto ai nostri occhi, e ci coinvolge tutti. «È da lì – dice Ambrosini – che possiamo e dobbiamo ripartire perché possano crescere pace e integrazione. Per battere le paure».

 
 

 

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