Scarp Aprile
Riscrivere le città con una tavola

Lo skate è una discipina in cui storicamente non prevale la componente competitiva e per questo ha un forte effetto aggregante: ti fa uscire, conoscere gente nuova, entrare in relazione con degli sconosciuti. Che molto spesso sono i più esperti, quelli che ti insegnano come skatare, ma anche come comportarti.

di Paolo Riva

A colpire, salendo le scale della metropolitana, prima ancora dei raggi del sole alto nel cielo, è il rumore basso e costante di tante rotelle che scorrono sull’asfalto. Non sono i trolley dei turisti che escono dalla stazione, ma le tavole da skateboard che affollano il piazzale davanti allo scalo milanese. Benvenuti a Milano Centrale o, come usano dire i ragazzi che la frequentano, benvenuti ad emsi (MC in inglese), uno dei luoghi più conosciuti e vissuti della scena skate all’ombra della Madonnina. Con i suoi marmi, i suoi muretti e i suoi marciapiedi, MC è quello che in gergo si definisce uno spot. Gli spot, in pratica, sono degli angoli di città che, per le loro caratteristiche architettoniche, si rivelano particolarmente adatti a questo sport, importato dagli Stati Uniti ed esploso nel nostro Paese tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. Da allora, da quando in Italia si iniziava a skatare grazie al film Trashing o al videogioco Tony Hawk Pro, la situazione si è parecchio evoluta e, pur tra alti e bassi, la scena si è consolidata e ampliata. Oggi, Milano Centrale è uno dei 25 luoghi più emblematici per skatare al mondo: lo ha sancito lo scorso inverno la rivista Usa Kingpin Mag. Non stupisce quindi che, in un mite sabato pomeriggio di inizio marzo, si siano dati appuntamento qui in più di cinquanta, tra giovani e meno giovani. Il look, fatto di felpe col cappuccio, cappellini portati al contrario e pantaloni dal cavallo basso, è abbastanza omologato mentre età e provenienze sono le più disparate. Si va dal dodicenne con il ciuffo biondo e le guance completamente lisce che scherza con i coetanei all’uomo di mezza età con i capelli brizzolati che si lamenta con altri ultratrentenni di non poter skatare a causa degli impegni lavorativi. Sulle tavole sfrecciano teenager dai tratti asiatici, ragazzi sudamericani e qualche altro giovane di origine africana.

Parola d’ordine: condividere
Tutti fanno avanti e indietro sui loro skate. Li fanno alzare da terra con evoluzioni più o meno complesse, scivolano sui muretti, saltano giù dai gradini, cadono o ricevono gli applausi degli astanti per qualche numero particolarmente riuscito. Condividono la piazza con homeless e profughi, con turisti stranieri e milanesi di passaggio, con anziane signore che li schivano timorose, bambini che li osservano estasiati e addetti dell’Amsa che imprecano perché non tutti si fermano al passaggio del camion della nettezza urbana. A loro modo, convivono con chi li circonda, in una confusione incomprensibilmente ordinata all’interno della quale si muovono anche fotografi e videomaker. Le immagini, infatti, hanno un ruolo chiave nella cultura skate e, ormai da qualche anno, anche Milano Centrale è diventata lo sfondo di numerosi video di professionisti nazionali e internazionali. Insomma, MC è indiscutibilmente il salotto buono della scena meneghina. Almeno per questo week end, però, gli occhi di tutti sono puntati altrove, più a sud. Infatti, almeno per un giorno, il ritrovo per gli appassionati del genere è tra le torri del Gratosoglio, quartiere della periferia meridionale di Milano. In in un’area verde che si apre in mezzo a una serie di palazzoni di edilizia popolare, sorge da quasi un quarto di secolo quello che è stato il primo skate park in cemento d’Italia. Attorno alla struttura, a partire dal primo pomeriggio, si muovono skater impacciati insieme ad altri di grande esperienza, ragazzi del quartiere amanti della musica rap, street artist che aggiungono le loro opere a quelle già presenti sui muri dello skate park e tanti residenti curiosi, felici di vedere un po’ di movimento in questa zona non semplice della città. La festa, l’ultimo di una serie di appuntamenti ribattezzati dagli organizzatori Grato Party, è stata pensata per salutare “la rampa”, come qui tutti chiamano lo skate park. Benché sia stato uno dei primi spazi pubblici e gratuiti in Italia dedicati a questo sport, quello di via Saponaro ha perso negli anni frequentatori e fascino, a favore di strutture più nuove, più ampie e meglio tenute, come quella del parco Lambro, nata nel 2003. In un quartiere con pochi spazi di aggregazione davvero fruibili per i giovani, però, “la rampa” ha continuato ad essere un punto di riferimento del Gratosoglio. «Qui tutti hanno un ricordo legato a questo posto» – dice Francesco, che vicino allo skate park è nato e cresciuto. E così, quando il comune ha deciso di distruggerlo per costruire uno nuovo altrove, gli abitanti si sono organizzati, hanno dialogato con il comune e hanno sventato il trasferimento. Non solo: hanno ottenuto una riqualificazione di tutta l’area coinvolgendo la comunità di Milano Skateboarding nella progettazione della nuova struttura. Anche Francesco, pur non avendo mai messo piede su una tavola, è contento: «Non potevano farla altrove. La rampa per il Gratosoglio è come il Duomo per Milano».