Scarp Aprile
Pao, dalla strada alla galleria

Pao è nato nel 1977 a Milano, dove vive e lavora. Si forma in teatro come macchinista, fonico e tecnico di palcoscenico con la compagnia di Franca Rame e Dario Fo. Studia e lavora presso i laboratori del Teatro alla Scala di Milano e nel 2000 realizza i suoi primi interventi di Street Art. Ha esposto i suoi lavori al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, alla Triennale di Milano e alla Biennale di Venezia.

di Stefano Lampertico

Due scalini, seminterrato. Entri nello studio di Paolo Bordino, in arte Pao, e ti sembra di entrare in un mondo magico. Centinaia di bombolette spray perfettamente ordinate, un caleidoscopio di colori. I resti di un panettone stradale con il famoso pinguino. Un pezzo di cucina. Il divano, che ce l’aveva anche anche Andy Warhol a New York. E ancora due pinguini stupendi, colorati, non finiti, sui quali Pao – artista, classe 1977, una compagna, Laura, e due bimbi – sta dando qualche tocco di pennello. Ecco. Togliamo subito un dubbio. Pao non è solo l’artista di strada che tutta Italia ha imparato a conoscere per i suoi lavori, simpatici, allegri, colorati. Pao non è solo uno dei più importanti street artist del panorama italiano. E non è neppure uno di quegli artisti con i quali fai fatica a parlare perché parlano un linguaggio che non capisci, e che, spesso, è davvero fatto di tanto tanto fumo. Pao è altra cosa. È un artista completo. Contemporaneo. Che ha fatto della strada il palcoscenico apprezzato dei suoi primi lavori, ma che non si è fermato lì. Pao è uno che cita Picasso – La pittura non è fatta per decorare gli appartamenti. È uno strumento di guerra offensiva e difensiva contro il nemico – e Bruno Munari – È necessario oggi in una civiltà che sta diventando di massa, che l’artista, scenda dal suo piedistallo e si degni di progettare l’insegna del macellaio (se la sa fare). Lo incontriamo nel suo studio alla periferia di Milano. Sta finendo due opere per una fiera di arte contemporanea. Sono due pinguini splendidi in vetroresina. Con il suo tratto distintivo, che è la leggerezza. «L’arte di strada è un mezzo straordinario per trasformare lo spazio pubblico, per modificare la realtà. È un efficace strumento di dialogo che l’arte contemporanea ha un po’ perso, avvitata su se stessa. L’arte di strada determina il paesaggio urbano, influisce sulla realtà, incontra ogni giorno un pubblico vastissimo. Per questo ha una capacità immediata di veicolare messaggi». Pao oggi lavora sullo spazio e sulle sue dimensioni. Palcoscenico. Spazio. Si vede che alle spalle ha una formazione teatrale. «Ho lavorato come macchinista, fonico e tecnico di palcoscenico con la compagnia di Franca Rame e Dario Fo. Ho studiato e lavorato presso i laboratori del Teatro alla Scala di Milano. Solo nel 2000 ho realizzato i primi interventi di Street Art». I pinguini sui paracarri in cemento, le lattine di Pao Cola e zuppa Campbell’s sui bagni pubblici, smile e palle da biliardo, delfini e squali, pellicani, margherite e tanto altro. Nel 2005 fonda Paopao Studio, come naturale conseguenza della sua attività artistica. Dalla strada allo studio. Senza perdere il gusto delle nuove sfide. «Passare dalla strada alla galleria è una sfida decisiva, importante. Nel mio percorso d’artista mi sono sempre trovato di fronte a luoghi sconosciuti da scoprire, a muri da abbattere, a spazi da trasformare. Quando ho dipinto per la prima volta per la strada non ero un writer, eppure lì mi sono messo a dipingere, dedicandomi per anni a questa attività, senza mai sentirmi un graffitaro. Oggi, in galleria, porto quello spirito originario, porto quello che sono, con un approccio fresco». «Una delle domande che mi pongo – si legge in un suo catalogo – è quale sia il ruolo dell’artistanella società. Io penso che l’artista abbia il compito di esplorare i territori meno battuti, di vedere quello che gli altri non vedono e di mostrare punti di vista inediti, lo stupore, la meraviglia, anche l’orrore se necessario. Passando dalla strada e dalla sua libertà all’ambito ristretto della tela bianca e della galleria mi sono trovato a dover ricominciare da zero, questa volta con maggior consapevolezza». A noi piace Pao, una faccia da Scarp, anche per questo. Perché qui a Scarp nella categoria “tra chi ricomincia o riparte da zero”, siamo in tanti.