Scarp Aprile
Mamme per la pelle

Negli ultimi mesi, complici anche alcuni atteggiamenti di diversi personaggi politici, stiamo raccogliendo testimonianze drammatiche che stanno coinvolgendo ragazzi cresciuti in Italia e italiani a tutti gli effetti. Unica loro colpa è avere la pelle di un colore diverso.

di Luca Cereda

“La pelle dello straniero, il suo colore diverso, lo stereotipo impronunciabile del negro – scrive l’ex direttore de la Repubblica Ezio Mauro nel suo libro L’uomo bianco – tornano immediatamente ad essere un’ossessione, attraversando i secoli e caricandosi di significati impropri che la scienza ha smontato nei decenni a uno a uno”. Questo, da un lato, è il clima che c’è, che si respira a livello sociale oggi in Italia, da sud a nord. «Noi invece vogliamo raccontare, attraverso le nostre storie, di come siamo famiglia con e per i nostri figli dalla pelle di ogni colore, dimostrando con il vivere quotidiano quanto possa essere meravigliosa l’inclusione. Ci piacerebbe che le nostre vite di madri adottive di figli con la pelle diversa, testimonino la gioia immensa dell’essere madri. Semplicemente questo. Anche perché una società multietnica non può che arricchire chi ci vive». Queste sono le parole di Gabriella Nobile, mamma adottiva milanese di due bambini arrivati dall’Africa. Gabriella – come altre madri – è impaurita dal clima di razzismo e di odio verso il diverso che sta prendendo piede nel nostro Paese. Per questo ha fondato Mamme per la Pelle, associazione che oggi coinvolge decine e decine di mamme adottive, ma anche madri straniere di tutta la penisola, dall’Alto Adige fino alla Sicilia, dove alcune donne hanno adottato minori non accompagnati arrivati in Italia con i barconi. Nel corso dell’ultimo anno, gli episodi di razzismo e le aggressioni a sfondo xenofobo sono aumentati in maniera preoccupante. Dalle scritte razziste contro Bakary Dandio, l’atleta senegalese adottato da una coppia di Melegnano, agli insulti espressi da un maestro elementare contro un bambino nigeriano in una scuola di Foligno, fino alle ripetute aggressioni fisiche ad un ragazzino egiziano di dodici anni davanti a una scuola nel quartiere Portuense di Roma. Simmetricamente, per le mamme dell’associazione, il sangue che scorre sotto la pelle diventa una contro-ossessione: le Mamme per la pelle non hanno paura di fronteggiare questo vortice di odio e di violenza, promuovendo l’inclusione e l’accoglienza, cancellando ogni tipo di discriminazione.


Storie di ordinario razzismo

«Attraverso le nostre associate ho raccolto molte storie – racconta ancora Gabriella –: tantissime esperienze di integrazione perfettamente riuscite a cui, sempre più spesso, si stanno affiancando esperienze a volte anche drammatiche che stanno coinvolgendo ragazzi cresciuti in Italia e italiani a tutti gli effetti. Unica loro colpa è avere la pelle di un colore diverso. Come quella dell’adolescente adottato da genitori italiani che ha subito così tanti episodi di odio razzista che a soli 13 anni si è ammalato di vitiligine, un disturbo della pelle che causa la comparsa di chiazze bianche in varie parti del corpo. La mente sbianca il corpo per smettere di essere vessato. Oppure della mamma del lago di Garda, che scrive disperata perché il figlio congolese dodicenne, negli ultimi mesi, viene quotidianamente picchiato e lanciato nel cassonetto della spazzatura da ragazzi maggiorenni. O ancora della mamma del piccolo cinese appena arrivato in Italia, che è stato insultato dalla maestra con epiteti razzisti». Se questo è un lato, drammatico, della medaglia, dall’altro ci sono storie bellissime da raccontare come quella di Silvia e suo marito Dario che hanno adottato una bambina di pochi mesi sbarcata a Lampedusa senza mamma e senza papà. Il nome che i due genitori adottivi hanno scelto per la piccola, che oggi ha tre anni, è Naila. Nella lingua araba significa raggiungere, come lei ha raggiunto la costa, una nuova famiglia e una nuova vita.


Una famiglia, tanti colori

Mamme per la pelle è anche promotrice, insieme al Ciai (Centro italiano aiuti all’Infanzia) di Una famiglia, tutti i colori, mostra resa possibile grazie al patrocinio del Comune di Milano, che racconta, attraverso 65 ritratti realizzati dal fotografo newyorkese Tom Watson, di madri e dei loro figli arrivati da altri continenti. Scatti che tracciano una mappa multiculturale che racconta un’Italia che si ribella al clima di odio che sembra dilagare, rimbalzando dai social agli inquietanti episodi di cronaca. «Abbiamo deciso di farci sentire perché in questo momento lo riteniamo più che mai necessa- rio – spiega Gabriella Nobile–. Le famiglie adottive sono le prime testimoni, in Italia, che l’inclusione è possibile». La mostra è stata una tappa del percorso che lo scorso 2 marzo ha portato a Milano oltre 200 mila persone che hanno aderito alla manifestazione People. Prima le persone, contro ogni forma di razzismo. Le testimonianze delle famiglie coinvolte ci raccontano la possibilità di un’alternativa all’odio e descrivono come l’accoglienza e l’inclusione sia possibile nelle famiglie ma anche nella società di oggi. Parlando dell’amore tra madri e figli, ci hanno spiegato quanto sia importate trasformare il “sei diverso” razzista, per via della pelle di colore diverso, in un “sei unico”. Perché unico e diverso sono, alla radice, lo stesso concetto: unico e diverso è il figlio di ognuna di queste mamme, unici e diversi lo siamo tutti noi.

 
 

 

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