Scarp Agosto-Settembre
Meglio diplomati che non accompagnati

Lucky a Padula, ci mostra il suo quaderno, dove tra verbi e frasi, ha scritto anche una lettera ad un’amica immaginaria. «L’Italia mi piace molto – ha scritto – qui vado a scuola. I miei compagni sono simpatici, i professori sono disponibili ad aiutarmi. Io voglio studiare molto e diventare un bravo professore»

di Stefania Marino

Hanno tra i 15 e i 17 anni, provengono dal Mali, dalla Nigeria, dal Senegal, dal Gambia e dal Bangladesh e a giugno scorso hanno conseguito la licenza media. Riprende da qui, da questa terra a sud di Salerno, la vita di quei ragazzi migranti che prima ancora di crescere si sono trovati catapultati in barconi stipati di gente in cerca di un altro luogo della terra dove poter vivere. Lamin, Ebrahim, David, Ismaila, Lucky sono solo alcuni di quei piccoli uomini che la legge italiana definisce minori stranieri non accompagnati. Secondo un recente rapporto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al 31 dicembre 2014 si registravano in Italia 10.536 minori stranieri non accompagnati a fronte dei 6.319 del 2013. Alcuni dei ragazzi che oggi vivono a Padula, nella cittadina dove sorge la Certosa di San Lorenzo, sono sbarcati a Salerno il 1 settembre dello scorso anno. Rossana, l’operatrice, ci dice che alcuni sono partiti dal loro Paese due anni fa, percorrendo una delle rotte dei migranti che dall’Africa subsahariana va verso la Libia dove hanno cercato sopravvivenza. In balia di un Paese destabilizzato dove alcuni di loro lavoravano, alla giornata, per poi essere derubati,dove alcuni senza sapere neppure perché si sono ritrovati chiusi in cella, costretti a guardare in faccia la disperazione, l’umiliazione della propria intimità.

Laboratori per integrare
«Non posso dimenticare» ci dice Adam volgendo gli occhia terra. Lui in Libia c’è stato un anno e 6 mesi li ha trascorsi in carcere. I ragazzi oggi sorridono nelle loro magliette attillate. Sono di nazionalità diverse, di culture diverse, ma riescono a convivere tutti insieme nella stessa struttura gestita dall’associazione Il Sentiero Onlus, dalla cooperativa L’Opera di un Altro e dalla Tertium Millennium. Massimiliano è un altro operatore che ogni giorno utilizza la creatività come mezzo di comunicazione e di socializzazione. Ha creato un piccolo spazio-laboratorio dove con colla, chiodi e martello inventa oggetti e suppellettili,maschere di cartapesta, scaffali e sedie ricavati con le cassette della frutta. «Abbiamo realizzato anche dei portafiori e verniciatodelle macchine da caffè inutilizzate». Estetica pura.Ma questo è anche il luogo dove si sprigionano i suoni con strumenti musicali ideati con scatole di polistirolo. È anche accaduto che si siano esibiti con i bonghi. «Il fine ultimo – dice Massimiliano – non è l’esibizione. La musica crea sempre aggregazione. È quella la cosa importante» A giugno,hanno partecipato ad un torneo di calcio con altre 24 squadre del posto arrivando fino ai quarti di finale. Lapartita piùimportante peròl’hanno vinta a scuola varcando la soglia di un’aula, riuscendo a dialogare con i loro coetanei e con i docenti. Avendo avuto come tutti la cosa più preziosa: possibilità di credere, di sperare, di provarci e di farcela. I minori stranieri,tutti affiancati nel loro percorso da un tutore, vengono iscritti all’Istituto omnicomprensivo di Montesano sulla Marcellana. Antonella ci racconta i primi giorni in cui emozionati hanno iniziato ad aspettare autonomamente il pullman di mattina per andare a scuola.

La scuola deve accogliere
«I nostri ragazzi–spiegala dirigente Antonietta Cantillo – sono entrati nelle nostre aule, semplicemente, senza lustrini e pagliette, senza open day, senza festedell’accoglienza. Sono entrati in unagiornata normale». A giugno hanno sostenuto da privatisti l’esame per conseguire la licenza media. Hanno affrontato la prova scritta di italiano, di matematica, di lingua inglese e francese. «Se si bussa alla porta di una scuola – ha detto la dirigente – chiunque bussa ha diritto ad essere accolto. La porta deve essere aperta». A settembre alcuni deiminorisi iscriveranno all’Istituto tecnico per il turismo di Montesano Scalo. Lucky a Padula, ci mostra il suo quaderno, dove tra verbi e frasi, ha scritto anche una lettera ad un’amica immaginaria. «L’Italia mi piace molto – ha scritto – qui vado a scuola. I miei compagni sono simpatici, i professori sono disponibili ad aiutarmi. Io voglio studiare molto e diventare un bravo professore».