Scarp Agosto-Settembre
Cibo invenduto per chi ha fame

Frutta e verdura avanzate, per quanto in ottimo stato, non possono essere rivendute per legge, data la loro rapida deperibilità. Da qui l’idea di raccogliere dai commercianti l’invenduto e metterlo a disposizione di chi ha bisogno. A fine mercato, specie in estate, vengono raccolti quasi 250 chili di frutta e verdura altrimenti destinate al cestino.

di Carlotta Peviani

Milano è famosa per essere la città dello shopping. Il quadrilatero della moda è diventato un’attrazione capace di richiamare turisti da ogni parte del mondo. Sono però in molti – probabilmente anche tanti milanesi – a non sapere che il capoluogo meneghino è anche la città dei mercati rionali: se ne contano un centinaio dislocati un po’ in tutti i quartieri, tutti i giorni della settimana, incluso il sabato. Si tratta di una tradizione che la città più moderna d’Italia non ha voluto abbandonare e che anzi riesce a catalizzare sempre molta attenzione da parte del pubblico che sfrutta questi mercati per trovare frutta, verdura e altri generi alimentari freschi e prezzi calmierati. Non stupisce quindi che proprio a Milano sia partita un’iniziativa che pur nella sua semplicità sembra incredibile che non si fosse realizzata prima: che fare di tutto quel cibo che inevitabilmente a fine mercato avanza perché invenduto? La risposta è che, purtroppo, deve essere cestinato. Frutta e verdura avanzate, per quanto in ottimo stato, non possono essere rivendute per legge, data la loro rapida deperibilità. I commercianti hanno inoltre più convenienza a comprare le primizie. Fino a non molto tempo fa quindi, terminato il mercato, intere ceste di vegetali ancora appetibili finivano nel cassonetto dell’immondizia. Finché è successo qualcosa. A qualcuno è venuta l’idea di riciclare a fine mercato tutto il materiale invenduto e metterlo a disposizione di chi lo volesse.


Il sogno di Rebecca

È nata così l’associazione Recup. «Un giorno una ragazza di Milano di nome Rebecca – spiega Virginia Cravero vicepresidente dell’associazione Recup (nella vita ricercatrice agroalimentare e nel tempo libero volontaria)– di ritorno da un viaggio in Francia e in Germania, dove la cultura del recupero alimentare è molto sviluppata, decide di applicare anche nella sua città, Milano appunto, l’usanza di recuperare il cibo non venduto in giornata. Era il 2015 e il primo mercato di Milano da cui è partito tutto è quello storico di viale Papiniano del sabato mattina». Rebecca si è interfacciata in primis con i commercianti chiedendo loro se i prodotti avanzati potessero essere raccolti e messi a disposizione gratuitamente a fine giornata. Loro hanno subito acconsentito, ben contenti di liberarsi senza fatica dell’invenduto. Da lì, in breve tempo si è creata una piccola comunità fatta di volontari che hanno sposato questa causa con entusiasmo, spostandosi poi un po’ in tutti i mercati della città, vista la risposta positiva da parte dei cittadini».


A chi è destinata questa iniziativa?

In realtà un po’ a tutti. La crisi economica e sociale che ha colpito anche una città come Milano in questi ultimi anni ha portato tanta gente a trovarsi in difficoltà economiche, a far fatica a far quadrare i conti a fine mese. Tanti pensionati soli, ma anche giovani disoccupati, extracomunitari, senza tetto, o famiglie in cui è rimasto solo uno stipendio: per tutte queste persone – di tutte le età e di tutte le nazionalità – avere frutta e verdura di buona qualità ogni settimana a costo zero significa moltissimo.


Che tipo di risposta c’è stata?

Inizialmente ci guardavano con diffidenza ma ora, grazie al passa parola, si è creata una vera e propria consuetudine. L’appuntamento è a fine mercato: sanno che quando vedono il simbolo di una banana gialla e un gruppetto di persone vestite di giallo davanti a un banchetto sono i volontari di Recup. Spesso si forma anche fila davanti alle nostre casse di frutta e verdura recuperata a disposizione di chi lo desidera. Abbiamo così ottenuto anche come secondo scopo quello di creare una sorta di comunità all’interno della città che spesso tende a isolare e a emarginare chi è in difficoltà.


Recup sta insegnando a molti che riciclare non solo è possibile ma anche doveroso…

Lo scopo dei nostri volontari è quello di trasformare il paradigma: recuperare è un’esigenza, è un atto sociale che evita anche l’umiliazione di chi è costretto a frugare nella spazzatura in cerca di cibo. A fine mercato, specie in estate, si arriva a raccogliere 250 chili di frutta e verdura destinate al cestino. Questo è l’enorme valore etico e anche ecologico di questa iniziativa.


Chi sono i volontari di Recup?

Per lo più giovani, studenti che vogliono dare il loro contributo alla società con qualcosa di concreto e utile. C’è chi aiuta a recuperare il cibo dai commercianti, chi smista la frutta e la verdura e chi la sistema in cassette. Tutti possono diventare nostri volontari, l’associazione è aperta, basta contattarci e avere un po’ di buona volontà.

 
 

 

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