Scarp Agosto-Settembre
Canù, la cannuccia anche da mangiare

Le cannucce sono quelle che in assoluto inquinano di più i mari e il territorio, ed è una plastica molto difficile da riutilizzare e riciclare, soprattutto perché nel mondo si utilizzano miliardi di cannucce. Solo negli Stati Uniti se ne consumano 500 milioni di pezzi al giorno. È quindi evidente il suo elevato grado di inquinamento.

di Carlotta Peviani

Fare la raccolta differenziata, chiudere il rubinetto dell’acqua mentre ci laviamo i denti, lasciare a casa l’auto e muoversi il più possibile con i mezzi o a piedi. Tanti piccoli gesti che possono dare una mano a ridurre l’impatto degli esseri umani sull’ambiente ma che, di fronte alle immagini degli oceani e delle spiaggie devastate dalla plastica sembrano essere ben piccola cosa. Una risposta concreta a questo problema ha pensato di darla Campo, una piccola cooperativa marchigiana da quarant’anni impegnata nella produzione di pasta: sostituire le cannucce di plastica, quelle con cui tutti noi sorseggiamo drink e bibite, con un altro materiale, ecologico, biodegradabile, green, non Ogm e pure buono da mangiare. Di pasta ovviamente. Prendendo spunto dai cugini inglesi, l’idea si è sviluppata in men che non si dica. Così dallo scorso gennaio, Canù, questo il nome della prima cannuccia di pasta biologica di semola bianca – disponibile anche in versione gluten-free, quindi di mais– ha varcato l’ingresso di bar e ristoranti diventando un’alternativa ecologica alle tradizionali cannucce di plastica. Ma perché pensare proprio alle cannucce? «Perché sono quelle che in assoluto inquinano di più i mari e il territorio – spiega Raffaello Bonora, Project Development per la Campo – ed è una plastica molto difficile da riutilizzare e riciclare e soprattutto perché nel mondo si utilizzano miliardi di cannucce. Solo negli Stati Uniti se ne consumano 500 milioni di pezzi al giorno. È quindi evidente il suo elevato grado di inquinamento. L’ideale sarebbe non usarle più, ma ci sono particolari drink e bevande dove non utilizzare la cannuccia diventa davvero difficile. La soluzione è quindi usarle in un altro materiale, la pasta appunto.


Prodotto biodegradabile

La pasta ha inoltre il vantaggio di essere inodore e insapore, quindi la bevanda non si altera di gusto e, fatta in una determinata maniera, questa cannuccia riesce a resistere anche a temperature fredde prima di ammorbidirsi. «Canù è biodegradabile al 100 per cento – continua Bonora –: tecnicamente quindi finisce nell’umido, essendo di fatto un alimento. Se quindi finisce in mare o si scioglie, sarà o cibo per pesci oppure può anche diventare sostentamento per gli animali, come polli o galline. Ma c’è un ma: molti nostri clienti in realtà la sgranocchiano a fine drink. Per questa è diventata la cannuccia che si mangia: spesso quindi non arriva nemmeno nel settore rifiuti». La cannuccia inoltre è priva di coloranti, perché andrebbe a cozzare con la proposta del biologico e del naturale. «Giochiamo però con gli ingredienti per proporla con colori diversi e renderle più allegre, aggiungendo per esempio della lenticchia rossa biologica o del pisello verde».


Adatta anche ai celiaci

«Abbiamo preso spunto da un ristoratore di Bristol, che usava una sorta di grosso spaghetto come cannuccia, e dalle crescente domanda del mercato. Così abbiamo pensato a questo prodotto, proponendola anche in versione gluten – free (siamo i primi) per chi è celiaco o ha intolleranze. Del resto noi, come cooperativa Campo, siamo nel mondo del biologico dal 1978 . Abbiamo così individuato un formato di pasta adatto e ci siamo buttati». Le reazioni da parte dei potenziali clienti all’inizio, nonostante la curiosità e il divertimento, erano un po’ titubanti: c’era una certa diffidenza verso questo nuovo oggetto. Atteggiamento che è cambiato radicalmente dopo l’approvazione della legge dall’Unione Europea che prevede che entro il 2021 dovrà essere abolita del tutto la plastica monouso.


Biologico per tutti

Esistono sul mercato altre cannucce alternative: di carta, bamboo, acciaio, ma che presentano costi decisamente più elevati. «Canù vuole essere una risposta al grido di aiuto che ci lancia ogni giorno il nostro pianeta – conclude Bonora –. Noi del resto nasciamo con l’obbiettivo di coltivare senza veleni. Quindi siamo sempre stati molto attenti all’ambiente e al territorio, oltre alle persone che ci circondano. Abbiamo sempre cercato di fare prodotti accessibili a tutti e non solo per un ristretto numero di persone che se lo possono permettere. L’altro nostro motto poi è, essendo una cooperativa, che da soli non si va da nessuna parte. Bisogna lavorare insieme per tirare fuori tutti i talenti dalle persone, con l’obbiettivo di farsi conoscere nel mondo».

 
 

 

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