L’Agenda (sotto i) Ponti, tre idee per chi ci governera’

Massì, dai, facciamo una cosa originale. Scriviamo un’agenda per il governo che verrà. Mica sarà un’esclusiva di candidati e commentatori tivù. Certo, noi guardiamo la politica dalla siderale distanza di un marciapiede. Ma qualche sommessa idea ce la siamo fatta, circa le priorità di cui dovranno occuparsi i governanti venturi, per fare dell’Italia un paese giusto e coeso: la chiameremo l’Agenda (sotto i) Ponti. Si scherza, è ovvio. Si scherza quanto ai toni. Ma alcune proposte vorrebbe avanzarle pure Scarp. Senza pretendere, va da sé, che siano il perno del dibattito elettorale. Anche perché riguardano una categoria di cittadini – i senza dimora – di fatto e (spesso) di diritto esclusi dal voto. Però si tratta di decine di migliaia di uomini e donne: confinarli nell’irrilevanza politica non è degno di uno stato che voglia definirsi civile. E allora, ecco i tre punti (concentrici) dell’Agenda Ponti. Primo: mai più nessuno attenti – in nome di discutibili pacchetti sicurezza, come accadde nella precedente legislatura – al diritto fondamentale che va assicurato agli homeless, cioè la residenza anagrafica, senza la quale non vi è possibilità di godimento degli altri diritti di cittadinanza. Rovesciando in positivo l’anatema: istituzioni e politica lavorino perché siano finalmente sviluppate e applicate, nei comuni dell’intero stivale, senza eccezioni né furbizie, pratiche uniformi di iscrizione alle anagrafi comunali. Costa niente, vale tutto. Secondo: governo e parlamento si diano da fare per codificare un incisivo piano di contrasto all’homelessness, attuando la buona idea (che sta maturando nelle sedi ministeriali) di scrivere linee guida nazionali cui dovranno attenersi i soggetti (amministrazioni pubbliche, enti locali, organismi del privato sociale) attivi nel settore. Sogniamo indicazioni (e risorse!) capaci di far evolvere i servizi oltre il minimo sindacale – e un po’ vetusto, benché ancora tremendamente necessario – costituito dalla gestione di dormitori e mense: bisogna ispirarsi alle migliori prassi europee, fondate su coraggiose politiche dell’abitare sociale, e integrarle con innovativi percorsi di reinserimento sociale. Sogno possibile: però qualche soldino – oltre alla fantasia – bisogna mettercelo. Terza priorità, il cerchio più ampio: si badi a prevenire l’ampliamento dell’area della grave emarginazione, anzi si punti a riassorbirla un (bel) po’, tramite una misura universale di lotta alla povertà di cui il nostro paese scandalosamente manca, tra i pochissimi in Europa. Lo si chiami reddito minimo, di cittadinanza, di sussistenza: ma si istituisca una misura di civiltà che deve stimolare e verificare la volontà di risalita di colui che ne fruisce, evitando di farlo sedere nell’assistenza, e raggiungere non solo i disoccupati, ma anche i più vulnerabili e cronici tra i marginali. Ecco, questa misura costa: ma ci spiegarono un tempo che la politica è l’arte di compiere scelte chiare, in regime di risorse limitate, in nome di un bene comune davvero inclusivo. In Italia è un po’ difficile crederci. Ma noi, fautori dell’Agenda Ponti, non smettiamo di fissare traguardi, e di avere fiducia.

Paolo Brivio

(direttore di Scarp de’ Tenis)