Le dritte di Yamada:
L’Omino e Dio

L'Omino e DioSperiamo che inventino un’app per intrufolarsi tra le pagine di un libro illustrato, perché dentro la storia che sto per presentare ci volerei volentieri. L’Omino e Dio è il libro-prodigio uscito dalla testa e le mani di Kitty Crowther, illustratrice belga che nel 2010 ha vinto l’Astrid Lindgren Memorial Award (considerato il Nobel della letteratura per l’infanzia) con questa motivazione: “Maestra del disegno, ma anche degli stati d’animo, riesce a trasformare e rinnovare il concetto di libro illustrato. Nel suo mondo, la porta che divide fantasia e realtà è spalancata grazie a una profonda empatia con i meno fortunati”. In Italia i suoi libri tradotti sono pochi, e quelli disponibili (per le editrici Topipittori e Almayer) smuovono pensieri e emozioni davvero forti. L’elaborazione del lutto da parte del bambino, la paura della notte, la capacità di far evolvere i legami, la depressione, l’amore, la coscienza di sé: sono solo alcuni dei temi raccontati dalla bravura della Crowther nel modo profondo che i suoi fan, di tutte le età e latitudini, le riconoscono.

A tali temi si aggiungono le tavole e il testo di L’Omino e Dio. La storia: un giorno un Omino, durante una passeggiata nel bosco, incontra una “cosa” informe, magica e bianca, circondata da un’aura arancione: a domanda, risponde che è Dio. Meglio: «Io non sono Dio, sono un dio. Siamo tanti, numerosi come le stelle del cielo, e forse un pochino di più». L’Omino non se lo figurava così: se lo immaginava vecchio, con barba e capelli bianchi, l’aria severa, la tunica blu-cielo. E Dio, sorridendo, si trasforma nell’immagine che gli ha appena detto l’Omino. Ma poi si diverte, e prende la forma di un coniglio, un cervo, un gorilla (e l’Omino trema dalla paura), sempre con l’alone luccicante e arancione tutt’intorno. Diventa perfino il canuto padre dell’Omino, e l’Omino torna a sorridere. Continuano a camminare nel bosco – l’Omino con le mani in tasca e Dio con le mani dietro la schiena – e qualsiasi cosa balugina d’arancione: ora una pietra, poi tocca a un albero, poi a un animale, a un fiore, a una piantina. Tutto è impregnato della luce arancione che s’irradia da (quel) Dio. Che viene invitato a pranzo, nella casa dell’Omino: mangiano un’omelette, che Dio non aveva mai assaggiato. Visto il bel tempo, il pomeriggio prosegue in riva al lago vicino alla casa dell’Omino, dove… l’Omino fa il bagno e Dio cammina sulle acque, prima d’immergersi anche Lui. L’Omino svela a Dio che ama arrampicarsi sugli alberi, Dio confessa che è un po’ maldestro, e preferisce volare sui rami piuttosto che scalarli. E arriviamo alla pagina dove vorrei andare, se un’app ci assistesse. Si vedono Dio e l’Omino, quasi di spalle, a parlare davanti al lago, il cui specchio – divenuto completamente arancione – riflette quieto il paesaggio ormai notturno, cornice di quest’incontro così misterioso, pieno e malinconico, che è arrivato ai saluti… L’Omino e Dio di Kitty Crowther ha la forza di rendere visibile un incontro impossibile: la storia – eccezionale nel segno e nella parola – fa muovere i protagonisti in una dimensione di ascolto e scambio che commuove, rasserena. E rende il libro un “luogo”magico a cui tornare.