Io riparto
da via Bakhita

di Cristina Salviati

Dallo scorso dicembre anche a Vicenza le persone senza dimora possono iscriversi all’anagrafe. La residenza anagrafica, necessaria per poter avere un medico di famiglia, entrare in lista per un alloggio popolare o accedere a innumerevoli altri servizi che si danno spesso per scontati, é diventata possibile grazie all’istituzione, da parte della giunta cittadina, di una via che non si trova nelle mappe stradali. La via è dedicata a Santa Giuseppina Bakhita, donna africana che fu portata in Italia come schiava, qui riuscì a ottenere di essere libera e diventata suora dedicò la propria vita ai poveri e agli emarginati. È una grande vittoria per gli homeless vicentini, frutto anche del costante impegno da parte della Caritas diocesana: negli ultimi due anni il direttore, don Giovanni Sandonà, non ha perso occasione per ribadire l’importanza di questo provvedimento, agli assessori competenti e in diverse occasioni pubbliche. «Intitolare questa via a un personaggio storico – ha commentato don Sandonà – è ulteriore segno di sensibilità e rispetto per persone che già sono provate da disagi e difficoltà».

Vittoria delle associazioni

A fianco della Caritas ha lavorato un gruppo di operatori sociali della città berica: da un paio d’anni il Sert di Vicenza ha costituito un laboratorio permanente di formazione per operatori e volontari impegnati sui temi della marginalità estrema, e il primo punto messo a fuoco era la necessità di garantire i servizi e l’assistenza a chi, avendo perso la residenza, non ne aveva più diritto. Agli incontri del laboratorio hanno partecipato rappresentanti del comune e della Ulss, della Caritas e di altre realtà di volontariato (tra questi anche Scarp de’ Tenis). Il risultato è stata la produzione di un documento che raccontasse alla città chi sono queste persone, storie che riguardano tutti se è vero, come si legge nel testo, che “il problema della marginalità non può riguardare solo coloro che ne sono coinvolti, o le istituzioni pubbliche, il privato sociale, il volontariato. Oggi è la città nel suo complesso che deve interrogarsi”. Il passo successivo è stata la presentazione del documento alla cittadinanza, durante il Festival Biblico 2012, e al mondo del privato sociale. Quindi è stata la volta dell’apposita commissione consiliare, con la quale si stava pensando a un intervento informativo rivolto al consiglio comunale, ma la buona notizia dell’istituzione della residenza anagrafica è arrivata prima che il programma di incontri fosse terminato. Non avendo un domicilio, gli homeless non risultano infatti iscritti all’anagrafe e quindi è come se esistessero e non esistessero allo stesso tempo, con gravi effetti sul versante del godimento dei diritti fondamentali della persona, a partire dall’assistenza sanitaria e sociale. Infatti a chiedere la residenza anagrafica per gli homeless sono spesso gli assistenti sociali, altrimenti ostacolati nello svolgimento del proprio lavoro.

Tantissimo il lavoro da fare

«Il traguardo raggiunto è importante ma ce ne poniamo altri – insiste don Giovanni Sandonà –. Nel vicentino, oltre al capoluogo, solo il comune di Monteviale ha costituito la via anagrafica. Perché i diritti siano rispettati, anche gli altri comuni dovranno arrivare allo stesso risultato». Per ora l’iscrizione all’anagrafe in via Bakhita coinvolgerà le 18 persone senza tetto individuate a Vicenza dall’ultimo censimento. Verrà chiesto loro di dichiarare e dimostrare di essere inseriti in un progetto di inclusione sociale, che abbia come punto di riferimento realtà riconosciute del territorio: non solo i servizi sociali comunali, ma anche iniziative di organismi come Caritas o il Sert. «Si tratta di una questione umanitaria – ha sottolineato la giunta comunale nel comunicato stampa –. Ma anche di sicurezza sociale, perché includere certe persone all’interno di percorsi assistenziali significa integrarli e far sì che escano dall’ombra, dal degrado e a volte da una vita fatta di regole diverse rispetto a quelle della comunità». Sono parole che dicono molto sull’avvio di un percorso che in periodo di crisi e continui tagli al sociale deve rendersi capace di articolazioni e aperture nel dialogo tra istituzioni.