IL PROGETTO

Scarp de’ tenis è un giornale, ma anche un progetto sociale. Protagonisti del quale sono le persone senza dimora, e altre persone in situazione di disagio personale o che soffrono forme di esclusione sociale. Il giornale intende dare loro un’occupazione e integrare il loro reddito. Ma intende in primo luogo accompagnarli nella riconquista dell’autostima (che consente di investire sul proprio futuro) e di un’effettiva dignità da cittadini (aiutandoli anzitutto a ottenere la residenza anagrafica, condizione per fruire di ogni altro diritto di cittadinanza e dei servizi sociali territoriali). E poi li sostiene, nel cammino per ricostruirsi una casa, un lavoro, un buono stato di salute, una capacità di risparmio, relazioni con la famiglia e il territorio.

Dove vanno i vostri 3 euro?

Il ricavato dell’attività editoriale è interamente destinato all’accompagnamento sociale delle persone senza dimora: ciascun venditore, regolarmente contrattualizzato, trattiene 1 euro dal prezzo di copertina per ogni copia di giornale venduta; l’editore si accolla inoltre gli oneri fiscali e contributivi.

Ciò che avanza, oltre a coprire le spese di produzione, serve a finanziare interventi di assistenza, cura e accompagnamento sociale rivolti ai venditori, realizzati anche grazie all’associazione Amici di Scarp de’ tenis e al lavoro di rete con i servizi sociali comunali e territoriali, della Caritas o di altri soggetti del terzo settore, che hanno in carico la persona in difficoltà.

I promotori

Scarp de’ tenis è edito da cooperativa Oltre, soggetto editoriale promosso da Caritas Ambrosiana. Caritas Italiana sostiene lo sviluppo nazionale del progetto, in sintonia con le Caritas diocesane delle città coinvolte, e in sinergia con soggetti (fondazioni, cooperative sociali, associazioni) attivi nei singoli territori. L’associazione Amici di Scarp de’ tenis cura, a Milano, lo sviluppo di azioni sociali rivolte ai venditori e ai collaboratori di Scarp.

Il lavoro sociale

Dal momento in cui cooperativa Oltre è diventata editore di Scarp, oltre 600 persone hanno collaborato con il progetto, per vendere o scrivere il giornale. Tutti hanno potuto integrare il loro reddito e accedere ai servizi sociali collegati a Scarp. Molti, grazie a Scarp, hanno intrapreso il percorso burocratico per acquisire la residenza anagrafica dal comune in cui vivono. Diversi sono stati aiutati a ottenere una casa popolare; sei venditori sono attualmente inseriti in alloggi che l’associazione Amici di Scarp gestisce per conto della Fondazione San Carlo, a Milano. Sul versante del lavoro, oltre che nella vendita del giornale molti sono coinvolti in attività occasionali (volantinaggi, attività di carico-scarico merci, sgombero di case o uffici) e diversi hanno sperimentato borse lavoro e altre forme di tirocinio in azienda, tramutatesi in alcuni casi in contratti di lavoro stabili. In materia di risparmio, sul conto corrente dell’associazione sono depositati i risparmi di una trentina di venditori. Dal punto di vista sanitario, venditori e collaboratori sono seguiti in caso di emergenze; inoltre, grazie all’associazione Amici di Scarp, vengono sostenute le spese mediche relative a cure odontoiatriche, oculistiche e visite specialistiche.

Il percorso educativo ed espressivo

Un giornale come Scarp punta anche a dare voce e diritto di parola agli “invisibili”. Raccontandone parabole di vita, problemi, punti di vista. Illustrando i fenomeni di impoverimento e marginalizzazione che li vedono, loro malgrado, protagonisti. Ma prima ancora, Scarp è una palestra per ritrovare la propria voce. Per maturare la consapevolezza e l’orgoglio di avere una storia da raccontare, un messaggio da comunicare agli altri e alla società. E per sviluppare abilità espressive, che nella vita sono fondamentali.
Per questo diverse redazioni locali di
Scarp organizzano laboratori o iniziative, aperti ai venditori e ad altri soggetti e più o meno strutturati, di alfabetizzazione, apprendimento della lingua italiana, uso del computer, lavoro giornalistico, espressione poetica ed espressione libera: solo in parte l’esito di queste attività trova eco sul giornale, ma si tratta comunque di un’opportunità educativa e culturale rilevante, offerta a persone che hanno vissuto una dolorosa vicenda di marginalizzazione anche sul piano delle relazioni.